Maggio 17, 2008

ANCORA SULL’8 PER MILLE CARITÀ E AIUTI DI STATO

La lettera del giorno |Sabato 17 Maggio 2008

L‘8 per mille viene assegnato calcolando l’intera massa dei contribuenti nonostante l’80 per cento degli stessi non si esprima mai sulla sua destinazione. La Chiesa cattolica e gli altri beneficiari si appropriano proporzionalmente di tutta la massa nonostante la piccola quantità assolutamente minoritaria delle indicazioni esplicite. Se la percentuale della Chiesa cattolica è il 70 per cento del 20 per cento dei contribuenti, diventa automaticamente il 70 per cento di tutti i contribuenti.
Inoltre l’uso dell’8 per mille viene comunicato dalla Chiesa.
Non esiste alcuna certificazione di una società di certificazione o di un organismo di controllo pur trattandosi di somme enormi (miliardi di euro).

Pietro Ancona

La ripartizione delle somme fra i beneficiari dell’8 per mille avviene con il ritardo di alcuni anni, ma la Conferenza episcopale può contare ogni anno su una somma «a valere sull’anticipo dell’8 per mille Irpef», che è stata per i redditi del 2006, salvo errore, di 929.942.977,17 euro. La somma è stata così ripartita: 335.932.000 euro per il sostentamento del clero, 399.010.977,17 per le esigenze di culto della popolazione, 195.000.000 per gli interventi caritativi in Italia e nel Terzo mondo. È stato osservato criticamente che la percentuale della somma destinata al Terzo mondo è relativamente modesta e che gran parte del denaro rimane in Italia. Ma è comprensibile, a mio avviso, che la Cei pensi anzitutto alle esigenze della Chiesa italiana e alla sua missione nel Paese della propria «giurisdizione». Suppongo che le altre conferenze episcopali utilizzino le somme di cui dispongono con gli stessi criteri. Aggiungo che personalmente non ho alcun dubbio sul modo in cui la Cei, complessivamente, utilizza il denaro. Credo che i suoi sacerdoti e le sue opere facciano un buon lavoro soprattutto sul piano assistenziale.
Il vero problema, su cui è permesso avere qualche dubbio, è il criterio di ripartizione del contributo che lo Stato italiano ha deciso di applicare. Gli italiani che indicano espressamente il beneficiario dell’8 per mille rappresentano una percentuale che è stata in questi anni, secondo l’Agenzia delle entrate, di poco superiore al 40% del totale dei contribuenti. Fra questi la maggioranza (quasi il 90%) sceglie la Chiesa cattolica, mentre gli altri preferiscono indicare nell’ordine lo Stato, la Chiesa evangelica valdese, l’Unione delle comunità ebraiche italiane, la Chiesa evangelica luterana, le Assemblee di Dio, l’Unione italiana delle chiese cristiane avventiste. La logica vorrebbe che la Cei ricevesse il 90% dell’8 per mille prelevato sui redditi di coloro che hanno fatto una scelta. Ma lo Stato italiano ha deciso di applicare la percentuale di ripartizione anche a coloro che non hanno scelto. È un criterio generoso da cui traggono vantaggio anche i beneficiari minori. Ma in un Paese dove la grande maggioranza è cattolica, è la Chiesa, naturalmente, che riceve il beneficio maggiore.
Non è tutto. In altri Paesi (la Germania per esempio) lo Stato è soltanto un ufficiale pagatore. Chiede ai suoi contribuenti se intendono destinare volontariamente una percentuale dei loro redditi alla Chiesa di cui sono fedeli e trasferisce la somma al destinatario. In Italia invece l’8 per mille è sottratto al gettito fiscale: una formula che è considerata da qualcuno un «aiuto di Stato» e che molti considerano incompatibile con le caratteristiche di uno Stato laico.

Maggio 15, 2008

La CEI propone cambiamenti e nuovi contenuti per l’IRC e chiede pesanti modifiche alle Indicazioni nazionali fortemente limitative della laicità della scuola

La Conferenza Episcopale Italiana, che sempre più intende svolgere un ruolo di ispirazione valoriale nella scuola pubblica, è recentemente intervenuta sulle Indicazioni per il curricolo per il primo ciclo di istruzione e ha, inoltre, proposto i nuovi “Obiettivi di apprendimento (OA)” e i “Traguardi per lo sviluppo delle competenze (TSC)” relativi all’insegnamento della religione cattolica.

Con la CM n. 45 del 22 aprile 2008 il Ministro Fioroni accoglie il documento della Conferenza Episcopale e “avvia la prima attuazione dei relativi contenuti al fine di consentire anche alla religione cattolica di inserirsi adeguatamente nei Piani dell’offerta formativa che le scuole stanno attualmente redigendo per il prossimo anno scolastico”.

Alla Circolare, inviata ai Direttori Generali degli Uffici scolastici regionali, sono allegati tre documenti della Conferenza Episcopale:

  • allegato 1: contiene la proposta di integrazione della Conferenza relativa agli obiettivi e ai traguardi della religione cattolica e al testo delle Indicazioni per il curricolo;
  • allegato 2: contiene la legenda della proposta,
  • allegato 3: contiene il protocollo di prima attuazione della bozza di traguardi e obiettivi per l’insegnamento della religione cattolica.

Per inscrivere questo pesante intervento della CEI e le conseguenti (non condivisibili) decisioni del Ministro dentro i processi di cambiamento in corso nella scuola, occorre far riferimento sia al percorso di attuazione della legge 53/’03 che alla disciplina che regolamenta l’insegnamento della religione cattolica nella scuola statale.

Quest’ultima discende dal Concordato fra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica (Legge 121/’85), dall’Intesa fra Ministero della Pubblica Istruzione e CEI (approvata con DPR n. 751/’85 e integrata poi dal DPR 202 /’90) e da alcune circolari attuative successive.

L’Intesa del 1985 prevede che i Programmi di insegnamento della religione cattolica relativa a tutti i gradi di scuola vengano adottati con DPR, su proposta del Ministro della Pubblica Istruzione d’intesa con la CEI.

Infatti con i DPR del 1986 (n. 539 per le scuole dell’infanzia) e del 1987 (n. 204, n. 350 e n. 339 per le scuole elementari, medie e superiori) vennero approvati i Programmi dell’Insegnamento di Religione Cattolica.

Infine, a seguito dell’approvazione della Legge 53/’03 e del D.lgs 59/’04 - cui furono allegate le Indicazioni nazionali - venne stipulata una nuova Intesa fra il ministro Moratti e la CEI con la quale vennero introdotti nuovi obiettivi specifici di apprendimento da allegare alle Indicazioni nazionali.

Oggi, con la sperimentazione delle Indicazioni per il curricolo, la CEI propone nuovi “Obiettivi di apprendimento” e “Traguardi per lo sviluppo” dell’IRC da integrare nelle Indicazioni per il curricolo e, parallelamente alla sperimentazione biennale delle Indicazioni per il curricolo, propone una sperimentazione degli Obiettivi e dei Traguardi per l’IRC.

Entrando nel merito della proposta della CEI rileviamo alcuni fatti che sono netta in contrapposizione con il carattere laico della scuola pubblica:

  1. la CEI si propone esplicitamente, nell’allegato 2, di andare oltre il proprio mandato, relativo agli obiettivi e traguardi IRC, e di integrare il testo introduttivo per “rendere più evidente l’apertura alla dimensione religiosa e gli agganci alla religione cattolica in riferimento al patrimonio storico e culturale del popolo italiano”. I valori di riferimento per tutti in una scuola laica come è la nostra sono quelli costituzionali e non è compito della scuola aprire alla dimensione religiosa che, in una società a carattere sempre più multiculturale, rappresenta una dimensione rispetto alla quale esistono orientamenti e sensibilità diverse, tutte da rispettare profondamente. Semmai il problema è quello di affrontare nella scuola la storia delle religioni come un patrimonio culturale importante per la formazione culturale degli studenti, ma è evidente che ciò richiede che il problema venga affrontato in tutt’altra luce che il primato di una religione sulle altre.
  2. sempre nell’allegato 2, la CEI propone di integrare la religione cattolica fra le aree disciplinari collocandola in quella linguistico-artistico-espressiva, come naturale esplicitazione di una dimensione implicita di quell’area. Mediante questa affermazione la CEI rivendica l’inserimento in modo integrato ed organico, nel testo delle Indicazioni per il curricolo, di osservazioni e indicazioni sul valore della dimensione religiosa cattolica, che in questo modo rivolge a tutti – quindi superando gli stessi vincoli contenuti nel Concordato – attribuendole un carattere valoriale di base.
  3. l’allegato 1, infatti, richiama la necessità di offrire a tutti l’IRC “in quanto opportunità preziosa per la conoscenza del cristianesimo, come radice di tanta parte della cultura italiana ed europea”, IRC che si offre “come preziosa opportunità per l’elaborazione di attività interdisciplinari, per proporre percorsi di sintesi che, da una peculiare angolatura, aiutino gli allievi a costruire mappe culturali in grado di ricomporre nella loro mente una comprensione sapienziale e unitaria della realtà”.

Fin qui le richieste della CEI.

Ma il loro accoglimento da parte del Ministro Fioroni e la trasmissione alle scuole dei documenti, sia pur in forma sperimentale e dunque non definitiva, si configura come una rottura grave del carattere laico che deve avere la scuola pubblica fondata sui valori costituzionali, in cui si debbono riconoscere tutti i cittadini italiani, e questa rottura avviene superando gli stessi impegni contenuti nel Concordato del 1985 e nella successiva Intesa.

Siamo in presenza non solo di una esplicita abdicazione, da parte del Ministro, della prerogativa di laicità della nostra scuola statale contenuta nella Costituzione ed ampiamente ribadita dalla Corte Costituzionale, ma anche di una scelta che – se attuata dalle scuole – aprirà immediatamente una serie di pesanti contraddizioni sul versante del rapporto con un altissimo numero di alunne e di alunni provenienti da altri Paesi.

La FLC ritiene che il diritto della CEI, sancito da Intese con lo Stato, di definire i contenuti dell’insegnamento della religione cattolica, non può compromettere in alcun modo il carattere laico della scuola pubblica e delle Indicazioni per il curricolo rivolte a tutti gli studenti, avvalentesi e non avvalentesi.

Le integrazioni al testo delle Indicazioni, proposte dalla CEI, determinano una modifica dei contenuti degli insegnamenti previsti per tutti, che violano i diritti degli studenti e delle famiglie che non intendono avvalersi di tale insegnamento.

Roma, 14 maggio 2008

flc cgil federazione lavoratori della conoscenza

Maggio 13, 2008

Vaticano: ”E’ possibile credere in Dio e negli extraterrestri”

CITTA’ DEL VATICANO - “E’ possibile credere in Dio e negli extraterrestri” e “si può ammettere l’esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell’incarnazione e nella redenzione”. Lo afferma il direttore della Specola vaticana, padre José Gabriel Funes, in una intervista all’0sservatore romano. L’astronomo gesuita conferma inoltre che la nuova sede della Specola, nel monastero delle basiliane ad Albano, dovrebbe essere pronta fra circa un anno. Lì, al confine tra le Ville Pontificie e Albano, si trasferiranno gli studi, i laboratori e la biblioteca della Specola, dalla attuale sede storica nel Palazzo apostolico di Castel Gandolfo.

Anche se “molti astronomi non perdono occasione per fare pubblica professione di ateismo”, rimarca il direttore della Specola Vaticana, “é un po’ un mito ritenere che l’astronomia favorisca una visione atea del mondo. Mi sembra - aggiunge - che proprio chi lavora alla Specola offra la testimonianza migliore di come sia possibile credere in Dio e fare scienza in modo serio”. “Come esiste una molteplicità di creature sulla terra, - afferma padre Funes - così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Questo non contrasta con la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creatrice di Dio. Per dirla con san Francesco, se consideriamo le creature terrene come ‘fratello’ e ’sorella’, perché non potremmo parlare anche di un ‘fratello extraterrestre’? Farebbe parte comunque della creazione”.

A proposito dei problemi che altri mondi porrebbero al concetto di redenzione, l’astronomo osserva che “se anche esistessero altri esseri intelligenti, non è detto che essi debbano aver bisogno della redenzione. Potrebbero essere rimasti nell’amicizia piena con il loro Creatore”. E se questi extraterrestri fossero peccatori? “Gesù - osserva il gesuita - si è incarnato una volta per tutte. L’incarnazione è un evento unico e irripetibile. Comunque sono sicuro che anche loro, in qualche modo, avrebbero la possibilità di godere della misericordia di Dio, così come è stato per noi uomini”.

Fonte ANSA

Maggio 12, 2008

ulteriore dimostrazione di come il dogma di possedere la verità impone pesanti lenti ideologiche sulla lettura della realtà, mentire in nome di dio, mentire mentire e mentire

Il Papa attacca la legge sull’aborto
“Dopo 30 anni problemi irrisolti”

ROMA - Benedetto XVI attacca la legge sull’aborto: “L’aver permesso di ricorrere all’interruzione della gravidanza, non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto un’ulteriore ferita nelle nostre società, già purtroppo gravate da profonde sofferenze”.

Il Papa interviene con parole di condanna esplicite contro la legalizzazione dell’aborto. Lo fa davanti agli 800 delegati del Movimento per la vita riuniti in udienza al Vaticano in occasione dei trent’anni della legge 194.

Il monito del Pontefice ribadisce la dottrina del magistero ma questa volta le accuse puntano dritte contro la legislazione parlamentare che dal 1978 autorizza l’interruzione di gravidanza. “Difendere la vita umana è diventato oggi praticamente più difficile perchè si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore”.

“L’aborto, con il divorzio, è una colpa grave”, aveva detto Papa Ratzinger all’Istituto Giovanni Paolo II appena un mese fa. Parlò di “piaghe” allora il Pontefice: “L’aborto lascia segni profondi e indelebili nella donna, favorendo una mentalità materialistica di disprezzo della vita”. Concetti ribaditi oggi in udienza davanti ai rappresentanti del movimento: “Da quando in Italia è stato legalizzato l’aborto, ne è derivato un minor rispetto per la persona umana, valore che sta alla base di ogni civile convivenza, al di là della fede professata”.

Maggio 10, 2008

Axteismo riceve da un sacerdote la lettera testimonianza che pubblichiamo col suo consenso.

Un ringraziamento sentito. Sono un credente ex prete, uscito dalla chiesa per lo schifo che ho visto all’interno di un’associazione che, chiamare associazione a delinquere a scopo di lucro e di plagio, è poco. Quindi non faccio fatica, anche se questo potrebbe sembrare strano, ad accettare le vostre tesi “in toto”, paradossalmente anche quelle che parlano dell’inesistenza storica di Gesù. Se mi togliete l’esistenza storica di Gesù ma anche se ne fate un uomo normale, magari sposato con figli, di cui forse è stata ritrovata la tomba, bene tutto questo non destabilizza la mia fede in Dio. Ciò dimostra che ciò che io chiamo fede prescinde da tutto e da tutti. E’ un fatto mio personale. Accettare il messaggio evangelico, da chiunque sia stato scritto, certamente ripulito dalle parole di condanna di Cristo verso chi non crede in lui, che sono autentiche contraffazioni operate dal potere cattolico, vuol dire, per me, operare nella mia coscienza di laico, una trasformazione nel bene e vedere nel mio simile uno da amare, indipendentemente dalle sue propensioni caratteriali e dalle sue scelte morali.  Se io credo in Dio è un fatto che riguarda esclusivamente la mia coscienza in evoluzione. Secondo la mia modesta visione quello che noi chiamiamo Dio è il motore dell’evoluzione della coscienza umana e non è catalogabile da nessuna religione tanto meno la cattolica che è la peggiore di tutte e lo dico per esperienza vissuta. Cordiali saluti

don Amedeo Gaetani

amedeo.gaetani@virgilio.it

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