Questo è il libro di Vincenzo Ceruso, Le sagrestie di cosa nostra, sottotitolo: inchiesta su preti e mafiosi (Newton Compton, 9,90 euro). La premessa è scontata ma giova ripeterla: ci sono uomini di Chiesa che hanno pagato con la vita la loro fedeltà al Vangelo e la loro lotta per liberare la Sicilia dall’abbraccio mortale della mafia. Altri hanno fatto sentire forte la loro voce nelle stagioni delle grandi guerre in cui cadevano uno dopo l’altro i servitori dello Stato. E molti ancora sono l’orgoglio e l’onore della Chiesa sulla frontiera calda delle zone grigie o delle zone in cui lo Stato ha fatto le valigie da anni. Però ce ne sono altri. Altri che confessano i boss, che benedicono e celebrano matrimoni, che ricevono offerte di denaro sporco di sangue, che fanno da tramite coperti dal loro abito. Quella di Ceruso è una ricostruzione di storie emblematiche che corrono accanto agli ultimi decenni di storia di mafia “ufficiale”. La mafia dei preti. E riesce anche a rispondere a una domanda: ma perché la mafia ha bisogno della religione? Sicari in crisi mistica e teologi con la lupara in mano, ecclesiastici infedeli e assassini devoti, sacerdoti come padre Puglisi, che muoiono su ordine di Cosa Nostra, per non aver tradito quello stesso vangelo. Questo libro racconta la storia del “tenebroso sodalizio” dei mafiosi con preti e religiosi. Un’inchiesta sulla mafia “sub specie ecclesiae”: attraverso i palazzi arcivescovili e le chiese di campagna, tra una festa popolare e la processione di un santo patrono, lungo le chiese della desolata periferia di Palermo e le navate del duomo normanno di Monreale. Cosa Nostra è una confraternita criminale con le sue tradizioni e i suoi segreti. Per il mafioso, battesimi, cresime, matrimoni e ogni altro genere di sacramenti non fanno parte di un cammino dì fede ma entrano in un sistema di alleanze e di giochi di potere interni alla consorteria. Le vie delle sagrestie, allora, si intrecciano con quelle dell’eroina e la religione diventa uno strumento funzionale alla morte e al predominio criminale.Segnalato da Pietro Ancona
Un pugno nello stomaco!
Settembre 28, 2007 di UAAR CATANIA