Post da Ottobre 2007

Ottobre 31, 2007

L’UTOPIA “DAL BASSO” di Carmelo Rosario Viola

Faccio riferimento al mio articolo “Il fanatismo rende tutti uguali” apparso sul quotidiano “Rinascita” in data 9 ottobre scorso.
Come al solito rimostranze, magari indirette, captate per caso. Nessuna critica organica scritta su [...]

Ottobre 28, 2007

Alcune considerazioni sul sistema di reclutamento dei ricercatori italiani ( parte seconda )

Mobilità - Negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Francia è prassi comune cambiare sede tra laurea e il dottorato, tra il dottorato e il primo post-doc, per gli eventuali post-doc successivi e infine per il posto da ricercatore. L’idea è che il giovane ricercatore, durante la sua formazione, debba entrare in contatto con [...]

Ottobre 28, 2007

Don Sante: il vescovo di Padova lo sospende a divinis

Don Sante Sguotti, l’ex parroco di Monterosso, nel Padovano, dichiaratosi innamorato di una donna madre di un bimbo, e’ stato sospeso ‘a divinis’ con un provvedimento firmato dal vescovo di Padova Antonio Mattiazzo. Il decreto ha effetto immediato, dal momento della notifica al sacerdote ed e’ a tempo indeterminato. Don Sante dunque “non puo’ [...]

Ottobre 27, 2007

Democrazia e religione

di EZIO MAURO
“Finiamola”. Con questo invito che ricorda un ordine il Cardinal
Segretario di Stato della Santa Sede, Tarcisio Bertone ha preso ieri
pubblicamente posizione contro l’inchiesta di Repubblica sul costo
della Chiesa per i contribuenti italiani, firmata da Curzio Maltese.
“Finiamola con questa storia dei finanziamenti alla Chiesa - ha detto
testualmente il cardinal Bertone - : l’apertura [...]

Ottobre 25, 2007

Alcune considerazioni sul sistema di reclutamento dei ricercatori italiani ( parte prima )

Gruppo di ricercatori italiani che hanno recentemente vinto un concorso per posti a tempo indeterminato presso il CNRS francese.

Gianfranco Bertonea, Giacomo Cacciapagliab, Marco Cirellic, Pier-Stefano Corasanitid,Lara Faoroe, Alessio Figallif, Marcella Grassog, Riccardo Speziah,Simone Spezialei, Dario Vincenzil, Francesco Zamponim.

a Institut d’Astrophysique de Paris, Université Pierre et Marie Curie, Paris, France.
b Physics Department, University of California at Davis, USA.
cService de Physique Théorique, Commissariat à l’Énergie Atomique CEA Saclay, Gif-sur-Yvette, France.
dLaboratoire Univers et Théorie, Observatoire de Paris-Meudon, Meudon, France.
eDepartment of Physics and Astronomy, Rutgers, The State University of New Jersey, Piscataway, NJ, USA.
fUniversité de Nice-Sophia Antipolis, Labo. J.-A. Dieudonné, Nice, France.
gInstitut de Physque Nucléaire, Université Paris Sud, Orsay, France.
hLaboratoire Analyse et Modélisation pour la Biologie et Environnement, Université d’Evry Val d’Essonne, Evry, France.
iPerimeter Institute for Theoretical Physics, Waterloo, Ontario, Canada.
lInstitut Wolfgang Doeblin, Laboratoire J.A. Dieudonné, Université de Nice Sophia Antipolis, Nice, France.
mLaboratoire de Physique Théorique de l’École Normale Supérieure, Paris, France.

Nel giugno scorso si sono svolti, come ogni anno, i concorsi del CNR francese (CNRS) per l’accesso a posti da ricercatore a tempo indeterminato. Noi firmatari di questo documento siamo risultati vincitori di buona parte di questi posti nelle sezioni di matematica, fisica e astronomia; tutti i risultati in dettaglio sono consultabili sul sito del CNRS. Nelle classi che ci riguardano e nel solo concorso 2007, gli italiani hanno ottenuto il 35% dei posti banditi (il 71% restringendosi a fisica teorica) e, se il CNRS assegnasse medaglie, cinque ori e tre argenti in sette competizioni. Più in generale, se si guarda alla lista degli iscritti al concorso, il numero di italiani è impressionante: ormai tutti in Francia parlano di “invasione italiana”.

La tendenza attuale dei ricercatori italiani a cercare posti all’estero è stata sottolineata più volte negli ultimi anni. Per comprenderne le ragioni, sono sufficienti alcune semplici considerazioni sul sistema di reclutamento italiano, evidenti a chiunque sia stato anche per un breve periodo a fare ricerca all’estero. Le nostre esperienze sono in particolare relative all’ambito accademico di matematica, fisica e astronomia, ma sono facilmente estrapolabili ad altri domini della ricerca scientifica e umanistica, che anzi spesso versano in condizioni ancor più preoccupanti. Sono necessarie intanto alcune premesse:
(A) Di per sé, il fatto che i ricercatori italiani desiderino andare all’estero e vincano concorsi in tutti i paesi più avanzati è un dato molto incoraggiante. Vuol dire che la formazione che si impartisce in Italia è ottima, e che i giovani ricercatori italiani sono motivati, dinamici e talmente appassionati al proprio lavoro da essere pronti a emigrare per fare ricerca nelle migliori condizioni. (B) Il problema dunque non è la “fuga dei cervelli”, ma piuttosto l’assenza totale di un flusso inverso, ovvero l’impossibilità per gli italiani di rientrare dopo un periodo trascorso all’estero; e inoltre (C) la quasi totale assenza di ricercatori stranieri. Quest’ultimo fatto è veramente preoccupante: tutti i paesi avanzati reclutano ricercatori dall’estero, ad esempio dai paesi asiatici o sudamericani. Gli Stati Uniti e la Francia hanno approfittato del crollo dell’URSS per reclutare i migliori ricercatori ex-sovietici. In Italia, niente di tutto ciò. (D) L’assenza di rientri e reclutamenti dall’estero rende il sistema insostenibile. Il progressivo pensionamento degli attuali docenti potrebbe causare un abbassamento generalizzato del livello della ricerca e dell’insegnamento; a quel punto non vinceremo più neanche i concorsi all’estero.

Un punto importante va chiarito subito: se i finanziamenti alla ricerca scientifica in Italia fossero notevolmenti maggiori (ad esempio, adeguati allo standard europeo o statunitense) e se, di conseguenza, il numero di reclutamenti di giovani ricercatori fosse significativamente più elevato, la situazione di impasse attuale molto probabilmente non si porrebbe. Il sistema-Italia sarebbe all’equilibrio con i sistemi degli altri paesi e, nel bene o nel male, i problemi qui discussi si riassorbirebbero nel complesso dell’apparato accademico (ovviamente, a patto che anche l’ulteriore fattore importante dell’adeguamento del livello salariale per i giovani ricercatori a quello dei sistemi stranieri sia tenuto in considerazione). Uno slancio nella direzione dell’aumento dei fondi è quindi senza dubbio un passo cruciale e necessario, come è stato sottolineato già innumerevoli volte nel corso degli ultimi anni. Tuttavia il problema non sono solo i soldi o i numeri. Ci sono almeno altri due aspetti fondamentali per un sistema di reclutamento efficiente: la mobilità, e la possibilità per il giovane ricercatore di valutare le proprie opportunità di carriera nel quadro di un sistema di reclutamenti chiaramente programmati. Purtroppo, mentre il governo si è impegnato ad aumentare il numero di reclutamenti, questi due aspetti sono passati inosservati. Ci sembra quindi importante discutere questi ulteriori aspetti, nella speranza che, quando l’aumento di fondi e di posizioni si materializzerà, si possa fare dei passi avanti anche in queste direzioni. Si veda a questo proposito anche l’articolo recente di Giorgio Parisi.