Di Pietro Ancona

Il presidente della Regione Sicilia ha incassato una condanna per favoreggiamento malgrado la riconoscenza dimostrata dalla Chiesa, attraverso la mobilitazione dei suoi fedeli, per il fiume immenso di denaro che da tutte le amministrazioni della regione fluisce verso le casse del Vaticano.
La Chiesa si ritira in preghiera per l’assoluzione di Totò Cuffaro, preghiera a quanto pare inutile dal momento che il Presidente della Regione Sicilia è stato condannato a cinque anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Parlo della stessa Chiesa che nega i funerali religiosi ad una grande anima di credente come Piergiorgio Welby ma che è sempre disponibile verso i potenti e che ha consentito la sepoltura nelle mura della chiesa di Sant’ Apollinare di DePedis, capo della banda della magliana (la mafia romana).
Le veglie di preghiera per Totò Cuffaro scaturiscono certamente da un sentimento di riconoscenza della Chiesa. Non mi riferisco alla proposta di Cuffaro di dedicare la Sicilia alla Madonna delle Lacrime a suo tempo bocciata dalle autorità ecclesiastiche in un sussulto di orgoglio religioso, ma al fiume immenso di denaro che da tutte le amministrazioni della regione fluisce verso le casse della Chiesa. Non parlo soltanto di finanziamento delle opere di ristrutturazione delle parrocchie e della costruzione di nuove chiese quanto di stanziamenti subito spesi per gli oratori, per gli arredi, per quanto viene richiesto financo la biancheria ed i paramenti.
Se fossi cattolico considererei le veglie di preghiera una manifestazione di simonia, un compenso per i grandi benefici ricevuti nel corso di questi anni. Inutile dire che le vitali necessità della Sicilia di opere pubbliche, asili nido, scuole, arredamenti scolastici, vengono disattese.