
Repubblica – 25 aprile 2008 pagina 1 sezione: PALERMO
è un atto formale, ma per chi lo richiede rappresenta la precisa volontà di escludersi dall’ autorità della chiesa cattolica. Lo “sbattezzo”, ossia la cancellazione dai registri dei battezzati delle relative parrocchie, non elimina il sacramento dal punto di vista teologico, e consiste in un’ annotazione a margine dei registri parrocchiali in cui si precisa che la persona non deve più essere considerata aderente al mondo cattolico. i cronaca) claudia brunetto Le domande arrivano per posta alle singole parrocchie. E da qualche tempo ne arrivano sempre di più. Per questo il direttore della cancelleria dell’ Arcidiocesi di Palermo, monsignor Giuseppe Oliveri, ha emanato nei giorni scorsi una circolare per uniformare le procedure di “sbattezzo”. «Le domande più frequenti – dice Pino Grasso, ufficio stampa dell’ Arcidiocesi – arrivano da omosessuali e testimoni di Geova. I primi dicono di sentirsi abbandonati dalla chiesa e i secondi, sposando un’ altra confessione, lo ritengono una necessità». C’ è chi si sente totalmente escluso dalla pastorale religiosa: «Nei confronti degli omosessuali – dice Massimo Milani, che nel 1993 organizzò un matrimonio simbolico con il suo compagno a piazza Pretoria, davanti al Comune – c’ è da parte della chiesa una vera persecuzione. Immagino come debbano sentirsi i giovanissimi che si scoprono omosessuali e che lo vivono come una colpa. Io sono stato battezzato a Roma, e da tempo penso allo “sbattezzo”. Alla prima occasione farò domanda». E la comunità dei testimoni di Geova di Palermo spera che la nuova procedura di “sbattezzo” sia più efficace e lineare: «Molti testimoni di Geova – dice Daniele Onorato, portavoce della comunità palermitana – Hanno il desiderio di sbattezzarsi, ma in passato l’ iter era lungo e spesso non andava a buon fine. Vedremo adesso cosa succede con queste nuove disposizioni». Ma gli aspiranti sbattezzati sono sempre più eterogenei: «La richiesta non arriva più soltanto dai testimoni di Geova – dice Francesco Stabile, parroco di San Giovanni Bosco a Bagheria – Negli ultimi anni la conflittualità ideologica si è accentuata. Le persone non si riconoscono nella chiesa cattolica e questo mi preoccupa molto. Lo “sbattezzo”, in questo senso, è un campanello di allarme. Con questa circolare, l’ Arcidiocesi prende in mano una situazione che fino a ora è stata gestita da associazioni di matrice agnostica e ateistica, sparse in tutta Italia». è preoccupato anche Luciano Catalano, parroco di San Pietro a Bagheria, che ha ricevuto dai fedeli alcune richieste di “sbattezzo”: «C’ è un odio diffuso nei confronti della chiesa – dice il parroco – Ma c’ è anche molta ignoranza al riguardo. Ormai va di moda dire “credo in Dio, ma non nella chiesa e nei preti”, e questo è indicativo di una questione di principio che vuole contestare l’ autorità religiosa. Mi sono pervenute richieste di sbattezzo soprattutto dagli omosessuali, che vogliono combattere il proibizionismo della chiesa cattolica, o da persone che volevano sposare altre religioni. è quasi un bisogno psicologico, perché alla fine un sacramento non si può cancellare. Non vorrei, però, che si creasse allarmismo. Noi parroci cerchiamo di avvicinare i fedeli alla chiesa mostrandoci sempre disponibili alle loro esigenze. Lo sbattezzo non deve diventare uno status». L’ incremento di richieste è confermato dall’ Associazione nazionale per lo sbattezzo con sede a Fano, che raccoglie numerose istanze anche da Palermo e dalla Sicilia. «Rispetto a venti anni fa – dice Federico Sora, portavoce dell’ associazione – Oggi abbiamo constatato un aumento di richieste, soprattutto dopo l’ elezione di papa Ratzinger. E le diocesi si sono dovute attivare ed emanare regolamenti. è un atto individuale che testimonia il sottrarsi all’ autorità della chiesa cattolica». Per molti lo sbattezzo è soprattutto un atto di coerenza: «Come chi non si riconosce più in un partito e restituisce la tessera – dice Giuseppina Ficarra, nipote di Angelo Ficarra, che fu vescovo di Patti alla fine degli anni Trenta – Così sei anni fa ho richiesto di essere cancellata dai registri della chiesa cattolica che per me è un’ istituzione politica a tutti gli effetti, che tiene accuratamente i registri di tutti gli iscritti, alias i battezzati. Mi ritengo una donna di sinistra, estremista, che lotta per la laicità delle istituzioni e si considera fortunata per essere approdata fin dalla gioventù all’ ateismo. Ricordo che mio zio vescovo ha sempre rispettato la mia posizione, come quella dei miei fratelli, atei anche loro». Per qualche parroco il responsabile va cercato all’ interno della famiglia e non nella chiesa: «Posso capire – dice Carmelo Torcivia, parroco della Catena – che le persone non credenti vivano l’ essere battezzati come un problema. Ma è stata una scelta dei loro genitori che se ne sono assunti la responsabilità. Non è stata certo un’ imposizione della chiesa. Quando faccio i corsi per la preparazione al battesimo cerco di essere molto chiaro con i genitori su questo punto». La procedura, adesso, è lineare: dopo aver accertato l’ identità del richiedente, il parroco trasmette la comunicazione al vescovo. Il richiedente sarà poi invitato a un colloquio e infine si procederà all’ annotazione sul registro che rende il dato inutilizzabile ai fini statistici della chiesa e impone il dovere di non contattare quella persona per comunicazioni di carattere ecclesiale. Ma il sacramento no, quello rimane.
non bisogna assolutamente fare nessun colloquio ne con il parroco della parrochia di battesimo ne con nessun vescovo, bisogna mandare una raccomandata con il modello scaricabile dal sito uaar e la fotocopia del documento di identita, dopo 15, 20 giorni dovrebbe arrivare una risposta documento che attesta l annotazione nel registro dei battesimi, la legge dice questo