I redditi dei nostri connazionali
Maggio 21, 2008 di UAAR CATANIA
Nota-lampo di Carmelo R. Viola
Il sistema-costume capitalismo non è soltanto criminogeno, è anche “idiotizzante”. Lo prova l’attuale diatriba a proposito dei redditi (che Visco aveva saggiamente e legittimamente messo a disposizione di tutti) se renderli visibili o se coprirli sotto il velo ipocrita della riservatezza (privacy). Infatti, alla base di tale contenzioso c’è la presunzione nientepocodimenoche giuridica della legittimità delle inique differenze abissali del potere di acquisto (alias ricchezza) che distinguono i cittadini cosiddetti “sovrani” di una pretesa “repubblica fondata sul lavoro”.
Abbiamo detto criminogeno e “idiotizzante” Il primo attributo significa che il capitalismo produce crimini quali, appunto, la povertà, la ricchezza parassitaria (proprietà privata illimitata: vedi appunto le inique differenze abissali), la criminalità da fame e/o da emulazione e le varie mafie.
Tutto questo sconfessa la democrazia del lavoro e la sovranità del popolo. Se esistesse la prima, non esisterebbero le differenze abissali inique in questione; e se esistesse la seconda, i cittadini non potrebbero mai accettare le astronomiche discriminazioni che cozzano con le due cose.
Il secondo attributo vuol dire lo sfascio della logica su cui si fonda una sana filosofia della vita, il riconoscimento dei diritti naturali, tra cui la parità economica, e ogni vera scienza. E allora si mettono su discorsi che fanno acqua da tutte le parti. Il primo è quello della legge che si trova a legittimare situazioni naturalmente-logicamente illegittime che si confutano da sé e si dibatte fra legalità (che non è legittimità) della visibilità dei redditi, fra diritto alla riservatezza (privacy) degli stessi e le possibili interpretazioni di sé stessa. A tutto questo qualcuno aggiunge la preoccupazione che la detta visibilità possa provocare invidie e dissidi e favorire gli “addetti alla predazione paralegale” (furti, rapine, sequestri e via dicendo).
Ebbene, i termini del problema sono totalmente diversi: non si tratta di nascondere le inique differenze abissali ma nel non produrle. Non produrle significa realizzare una vera democrazia del lavoro ed una vera sovranità del popolo. In tal caso, non si ha motivo di nascondere ciò che prima che legale è legittimo. Non sorgono né invidie né concorrenze delinquenziali. In ogni caso, l’anagrafe tributaria è una fonte pubblica: la prova documentata che nessuno ha potuto accumulare profitti parassitari: se ci sono timori, vuol dire che c’è qualcosa di illecito da nascondere!
Stando così le cose, non è impossibile che la logica venga dichiarata, prima o poi, una pratica sovversiva!
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